Quanto vale il turismo in Italia?

aircraft-479772_960_720Quanto vale il turismo in Italia? A rispondere a questa fondamentale domanda è stata un’indagine di PricewaterhouseCoopers sugli asset turistici e culturali presenti nel nostro Paese, dalla quale si evince che il contributo economico del turismo in Italia è pari a 185 miliardi di euro, ovvero il 13% del Pil. Un valore che dunque porta il turismo ad essere il secondo principale pilastro dell’economia italiana, dopo la ricchezza delle famiglie.

Non solo. Allargando lo spettro d’analisi alle altre principali realtà europee, ne deriva altresì che nel vecchio Continente a fare meglio di noi sono solamente Germania (261 miliardi di euro), Regno Unito (250 miliardi di euro) e Francia (199 miliardi di euro). Tutto bene, dunque? Non proprio. Perché se l’indagine – è vero – premia la bellezza del nostro territorio, è anche vero che impietosamente ricorda che solo la Lombardia, il Veneto, il Lazio ed il Trentino sono state dichiarate regioni in grado di valorizzare al meglio tutta la bellezza di cui dispongono, mentre altre regioni, pur annoverando molti siti sotto tutela dell’Unesco, non riescono a farlo e registrano un potenziale inespresso.

Tra i riferimenti espressi c’è ad esempio il caso di Pompei, dove il rapporto è stato presentato (in occasione di ImpresArte, un evento promosso dai giovani di Confindustria e dell’Ance). Ebbene, pur registrando circa 3 milioni di visitatori nel 2015, e un incasso delle vendite dei biglietti e dei servizi aggiuntivi pari a 23,6 milioni di euro, gli scavi di Pompei producono poco reddito al territorio vesuviano.

Ma come fare per poter sfruttare appieno tutta questa potenzialità? Lo studio di PwC non ha grandi dubbi, e identifica alcune leve per una migliore valorizzazione del patrimonio artistico e culturale italiano: allineare gli standard europei in termini di strutture ricettive, servizi e trasporti dedicati ad accogliere il crescente numero di arrivi di turisti internazionali, valorizzare i servizi aggiuntivi attraverso il completamento della gamma di servizi offerti, aumento della spesa media e dell’indice di penetrazione dei servizi aggiuntivi, creazione di un modello organizzativo gestionale pubblico/privato efficiente ed efficace, predisposizione di un sistema di logistica e comunicazione che presenti i siti in modo sinergico e li renda fruibili in modo integrato e, infine, realizzazione di puntuali azioni di marketing e di promozione.

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